Questo blog nasce per sensibilizzare tutti sul diritto al gioco dei bambini con disabilità e per far conoscere i "parchi giochi inclusivi". Di cosa si tratta? Di parchi dove tutti i bambini possono giocare insieme. Parchi privi di barriere architettoniche, parchi dove sono installati giochi il più possibile accessibili e fruibili da parte di tutti i bambini. Bambini che possono correre, bambini che usano la carrozzina, bambini ipovedenti, bambini con disabilità motoria lieve e bambini che amano saltare come grilli. In questi parchi ci sono strutture gioco, (castelli, navi, torri...), con rampe al posto delle scale, i pannelli sensoriali sono posizionati ad altezza tale che possano essere utilizzati anche da chi sta seduto così come le sabbiere o le piste per biglie e/o automobiline. Parchi con tunnel giganti il cui accesso è possibile anche alle carrozzine, giostre girevoli che possono essere utilizzate da tutti. Questi sono i giochi che piacciono a noi. Per quanto riguarda l'altalena per carrozzine abbiamo scritto alcune riflessioni, (potete leggerle: qui e qui). Non siamo contrarie all'installazione di questo gioco nei parchi, (nei parchi gioco insieme ad altre strutture pensate per tutti i bambini), mentre abbiamo grossi dubbi sulla sua reale utilità quando viene installata in un prato, in un luogo isolato da qualsiasi altro gioco. Questa altalena ultimamente è diventata “simbolo” di una città sensibile ai bisogni dei bambini e ragazzi con disabilità. E le persone con disabilità motoria lieve? E gli ipovedenti o ciechi? Scegliere un gioco che può essere utilizzato solo da alcuni bambini con disabilità, ed escludere tutti gli altri, non è una scelta felice. Ci piacerebbe che i privati, le associazioni e le amministrazioni comunali puntassero più in alto ovvero scegliessero giochi per tutti, giochi che permettono ai bambini di socializzare e giocare insieme. Se volete vedere le immagini dell'area giochi inclusiva di Rimini le trovate qui: Tutti a bordo!

martedì 17 gennaio 2017

Voghera accessibile?

VOGHERA. Come rendere Voghera a misura di disabile? Come coinvolgere questi ultimi nella società e nel mondo del lavoro? «La disabilità è in relazione all’ambiente in cui si vive – chiarisce Lorenzo Pernetti presidente di Acod (Associazione consumatori disabili nata a Pavia nel 2010) –. Le classi politiche risolvono i problemi senza rivolgersi ai diretti interessati, che potrebbero dare consigli utili e che farebbero risparmiare soldi».
«Vogliamo ripristinare il tavolo permanente quale strumento di incontro tra esigenze dei cittadini disabili e istituzioni locali, dice Ghezzi. Vogliamo finanziare progetti di edilizia pubblica accessibile per implementare la vivibilità della casa per persone in stato di gravità. Abbiamo anche fatto una guida alle risorse del territorio per le persone disabili, ed è necessaria una mappatura sulle barriere architettoniche negli edifici pubblici, quindi l’avvio di lavori per l’abbattimento, oltre alla realizzazione del parco giochi inclusivo per disabili».
Notizia integrale qui: http://laprovinciapavese.gelocal.it/pavia/cronaca/2017/01/16/news/disabili-e-barriere-i-progetti-dei-candidati-1.14725655

Claudia Protti & Raffaella Bedetti
Parchi per tutti
N.B: Tutto il materiale presente in questo blog è a vostra disposizione perché crediamo fermamente nel diritto al gioco di tutti i bambini e ogni giorno dedichiamo parecchio tempo a cercare notizie sui parchi inclusivi, scrivere articoli per siti e quotidiani, rispondere a interviste... Abbiate però la correttezza di non usare la funzione copia/incolla ma di rielaborare i testi e nel caso di parti di nostre interviste, (molte sono state pubblicate su siti e blog a cui abbiamo ceduto i diritti), di citare la fonte inserendo un link al post originale. Anche le immagini scattate da noi sono di nostra proprietà, vi chiediamo di fare richiesta prima di utilizzarle per articoli o post e in ogni caso abbiate l'accortezza di non eliminare i watermark che abbiamo applicato.

domenica 8 gennaio 2017

Consiglio di lettura: Parchi urbani e campi gioco - 3

"Parchi urbani e campi gioco. Progettazione, sicurezza, gestione e animazione del verde pubblico"
Il volume è il risultato di una ricerca che è stata promossa inizialmente dal Dipartimento di Urbanistica dell'Istituto Universitario di Architettura di Venezia, ma si è ben presto collegata con altri Enti, Istituti italiani e stranieri e con singoli studiosi i quali, sia pure da angolazioni diverse, si occupano, spesso con incomprensioni e/o con scarsi mezzi, delle problematiche relative ai parchi urbani ed ai campi gioco.
Esso ha tratto i suoi auspici da un Convegno Nazionale promosso dal Comune di Rimini, particolarmente sensibile ai tempi ambientali ed alla progettazione/gestione del verde pubblico, e patrocinato dal CIGI, (Comitato italiano per il gioco infantile).
Vi riportiamo una piccola parte dal capitolo dedicato a: "Del verde pubblico standardizzato alla progettazione interdisciplinare degli spazi aperti" di Giorgio Conti. Tenete presente che i libro è stato stampato nel 1988 e quanto riportato qui sotto ha valore puramente storico.
30 anni dopo non è cambiato molto: il progetto del parco giochi non è ritenuto importante così come non è ritenuto importante il valore del parco giochi.

Così assistiamo indifferenti  al paradosso urbano di vedere, da un lato, crescere una popolazione sempre più attenta e "disponibile" alla cultura ed alla necessità "fisiologica" di occupare intelligentemente il proprio tempo libero e, dall'altro, restringersi gli spazi di socializzazione e di incontro, date le note difficoltà degli Enti locali, incapaci spesso persino "di mantenere" decorosamente il Verde Pubblico esistente. 
...
Ancora una volta i "bisogni dei bambini e dei ragazzi" vengono sacrificati sull'altare della ben più pressante "questione giovanile" senza capire che è vero quel che ha sempre sostenuto  Maria Montessori: "Il bambino rappresenta il costruttore dell'adulto".
...
Del resto anche laddove i Campi Gioco si sono progettati e realizzati i risultati non son stati soddisfacenti. Le cause di questo insuccesso sono molteplici , ma tra le principali vi è la "qualità progettuale".
In molti casi è mancato, a dar vita al progetto, un approccio inter-disciplinare alle problematiche ludiche e del Parco Urbano. Nonostante che in Italia non siano mancate proposte e pubblicazioni sull'argomento, l'"Architetto" chiamato a progettare i Campi Gioco ed i Parchi Urbani si è, nella maggior parte dei casi, sentito un "Archi-tutto".
Proprio perché i Parchi Urbani rappresentano dei "vuoti" quindi "per antonomasia" dei progetti minori, dove tutti si sentono autorizzati a fare proposte.
Inoltre, se è vero quel che ha scritto Leonardo Sinisgalli: "I giuochi mettono i filosofi in imbarazzo", si può ben comprendere come il nostro "Archi-tutto" li abbia scelti, come si scelgono le piastrelle di un bagno e li abbia collocati, come si collocano eleganti soprammobili in un appartamento "per bene".
Se i Campi gioco sono didatticamente interessanti, se sviluppano fantasia e creatività sociale, se rappresentano luoghi di convivialità urbana o se le strutture di gioco sono "sicure", questo è un problema, che nel migliore dei casi viene "affrontato a posteriori", a Parco inaugurato.
Il Campo-Gioco che dovrebbe essere progettato per essere  uno spazio dinamico e socializzato alternativo al gioco elettronico si trova ad essere, parafrasando Musil, una struttura ludica senza qualità: dove il bambino rimane statico e l'attrezzo è dinamico.
....
La progettazione di un Campo Giochi non è "un gioco da ragazzi"


Claudia Protti & Raffaella Bedetti
Parchi per tutti
N.B: Tutto il materiale presente in questo blog è a vostra disposizione perché crediamo fermamente nel diritto al gioco di tutti i bambini e ogni giorno dedichiamo parecchio tempo a cercare notizie sui parchi inclusivi, scrivere articoli per siti e quotidiani, rispondere a interviste... Abbiate però la correttezza di non usare la funzione copia/incolla ma di rielaborare i testi e nel caso di parti di nostre interviste, (molte sono state pubblicate su siti e blog a cui abbiamo ceduto i diritti), di citare la fonte inserendo un link al post originale. Anche le immagini scattate da noi sono di nostra proprietà, vi chiediamo di fare richiesta prima di utilizzarle per articoli o post e in ogni caso abbiate l'accortezza di non eliminare i watermark che abbiamo applicato.

DISABILI: "SPESSO LE SCUOLE NON SONO ATTREZZATE"

Voghera, (Pavia). 28/11/2016. Andare a scuola, entrare a una festa, dondolarsi su un'altalena al parco giochi: azioni semplici, quotidiane, che fanno parte della normalità di ogni famiglia. O almeno, così dovrebbe essere perché per alcuni bambini le cose non stanno esattamente in questo modo. Se si è affetti da qualche tipo di disabilità, infatti, i gesti più scontati possono diventare vere e proprie imprese e i diritti basilari faticosi traguardi da raggiungere.
Lo sa bene Cinzia Culacciati, mamma di Beatrice e presidente dell'associazione "Una mano per"
Cinzia, quali sono i problemi che affronta ogni giorno un bambino disabile?
"Ovviamente dipende dal tipo di disabilità ma gli ostacoli che si incontrano sono in molti casi gli stessi. Il primo e più importante, quello su cui interveniamo più spesso, è la scuola. Un diritto fondamentale che al bambino disabile viene spesso negato. Le scuole non sono attrezzate per far fronte alle necessità del bambino."
Quale altra difficoltà si presenta spesso?
"Il non sapere dove far giocare i nostri bambini. La maggior parte di loro non può salire su uno scivolo o su un'altalena e fatica ad accedere alla biblioteca o ad altri luoghi di socializzazione. È un diritto anche questo."

Notizia integrale qui: http://ilperiodiconews.it/menu-alimentazione/item/9325-voghera-disabili-spesso-le-scuole-non-sono-attrezzate.html

Claudia Protti & Raffaella Bedetti
Parchi per tutti
N.B: Tutto il materiale presente in questo blog è a vostra disposizione perché crediamo fermamente nel diritto al gioco di tutti i bambini e ogni giorno dedichiamo parecchio tempo a cercare notizie sui parchi inclusivi, scrivere articoli per siti e quotidiani, rispondere a interviste... Abbiate però la correttezza di non usare la funzione copia/incolla ma di rielaborare i testi e nel caso di parti di nostre interviste, (molte sono state pubblicate su siti e blog a cui abbiamo ceduto i diritti), di citare la fonte inserendo un link al post originale. Anche le immagini scattate da noi sono di nostra proprietà, vi chiediamo di fare richiesta prima di utilizzarle per articoli o post e in ogni caso abbiate l'accortezza di non eliminare i watermark che abbiamo applicato.

sabato 7 gennaio 2017

Premosello: manifestazione contro la chiusura dell’area giochi

Riuscita la manifestazione contro la chiusura dell’area verde imposta dal tribunale
In 130, tanti bambini, hanno sfilato ieri pomeriggio per le vie di Premosello con un arcobaleno di cartelli per dire «no» allo smantellamento del parco giochi. Da cinque anni sorge tra la provinciale, il vecchio ospedale e la villetta dei signori Scruzzi, i compaesani che si sono rivolti al giudice per riottenere pace e tranquillità nelle ore notturne. Le frequentazioni dopo le 22 nel parchetto tolgono loro il sonno ma le rilevazioni fonometriche hanno potuto registrare solo le voci diurne dei più giovani avventori. E sono risultate oltre il limite della tollerabilità. Tra sindaco e vittime dell’inquinamento acustico - che volevano la recinzione - non è stato trovato un accordo e così il giudice ha deciso per lo spostamento di scivoli e altalene.

Notizia integrale qui: http://www.lastampa.it/2017/01/06/edizioni/verbania/cronaca/gi-le-mani-dal-parco-giochi-di-premosello-Zs8nbWPCy9ze74hebHrePO/pagina.html

Claudia Protti & Raffaella Bedetti
Parchi per tutti
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giovedì 5 gennaio 2017

Petrosino: abbattiamo le barriere...

Petrosino, (Trapani), una squadra di operai al lavoro presso la Villetta Comunale di Petrosino per montare l’altalena per utenti con disabilità, una struttura omologata che consentirà ai bambini in carrozzella o con ridotte capacità motorie di poter giocare in tutta sicurezza. 
“Mi piace poter pensare – sostiene l’assessore Marcella Pellegrino – che i bambini abbiano la possibilità di giocare tutti insieme, senza distinzioni. L’altalena che stiamo provvedendo a montare all’interno della Villetta Comunale, permetterà ai bambini in carrozzella di poter giocare insieme ai loro coetanei normodotati.”.
Notizia integrale qui: http://www.lagazzettatrapanese.it/unaltalena-per-disabili-nella-villetta-comunale-di-petrosino/

A noi dispiace ribadirlo per, forse la centesima volta?!: questo tipo di altalena non permette ai bambini di giocare tutti insieme :-(
Non è un'altalena classica in cui a volte i bambini possono anche giocare in due: "ti spingo veloce, però solo per due minuti, dopo facciamo cambio e mi spingi tu."
Su questo tipo di altalena possono salire solamente utenti che usano la carrozzina e non è assolutamente consigliabile che un bambino spinga l'enorme struttura metallica perché rischia di farsi seriamente male.
Giochi che permettono ai bambini di giocare insieme sono quelli che sono utilizzabili contemporaneamente da tutti i bambini, compresi coloro che hanno una disabilità ma non sono solo coloro che usano la carrozzina! I bambini con disabilità possono avere anche una lieve difficoltà a camminare che però impedisce loro di muoversi facilmente su terreni accidentati o di salire le scale. Quindi: sì all'abbattimento delle barriere architettoniche ma affiancato all'installazione di giochi fruibili da tutti, giochi con rampe o pedane di trasferimento, giochi a livello terra come pannelli, sabbiere, fiori parlanti, giochi d'acqua, sedili per altalene dotati di schienale, giochi che possono accogliere bambini che hanno difficoltà a controllare arti inferiori e busto...
Le soluzioni sono infinite ma ricordiamo che la sola altalena per carrozzine non garantisce il gioco a tutti e non permette ai bambini di giocare insieme.

Claudia Protti & Raffaella Bedetti
Parchi per tutti
N.B: Tutto il materiale presente in questo blog è a vostra disposizione perché crediamo fermamente nel diritto al gioco di tutti i bambini e ogni giorno dedichiamo parecchio tempo a cercare notizie sui parchi inclusivi, scrivere articoli per siti e quotidiani, rispondere a interviste... Abbiate però la correttezza di non usare la funzione copia/incolla ma di rielaborare i testi e nel caso di parti di nostre interviste, (molte sono state pubblicate su siti e blog a cui abbiamo ceduto i diritti), di citare la fonte inserendo un link al post originale. Anche le immagini scattate da noi sono di nostra proprietà, vi chiediamo di fare richiesta prima di utilizzarle per articoli o post e in ogni caso abbiate l'accortezza di non eliminare i watermark che abbiamo applicato.

martedì 3 gennaio 2017

Consiglio di lettura: Parchi urbani e campi gioco - 2

"Parchi urbani e campi gioco. Progettazione, sicurezza, gestione e animazione del verde pubblico"
Il volume è il risultato di una ricerca che è stata promossa inizialmente dal Dipartimento di Urbanistica dell'Istituto Universitario di Architettura di Venezia, ma si è ben presto collegata con altri Enti, Istituti italiani e stranieri e con singoli studiosi i quali, sia pure da angolazioni diverse, si occupano, spesso con incomprensioni e/o con scarsi mezzi, delle problematiche relative ai parchi urbani ed ai campi gioco.
Esso ha tratto i suoi auspici da un Convegno Nazionale promosso dal Comune di Rimini, particolarmente sensibile ai tempi ambientali ed alla progettazione/gestione del verde pubblico, e patrocinato dal CIGI, (Comitato italiano per il gioco infantile).
Vi riportiamo una piccola parte dal capitolo dedicato a: "Rimini: giocare nel verde. Un problema urbano ed urbanistico" di Renzo Sancisi, (allora responsabile del verde e impianti sportivi del Comune di Rimini). Tenete presente che i libro è stato stampato nel 1988 e quanto riportato qui sotto ha valore puramente storico.
Fontana di quattro cavalli, immagine di Ludovica Gregori
2. Il dopoguerra
Negli anni '50, in una Rimini segnata da profonde ferite belliche (80% degli edifici coliti) e che a ridosso  della cinta muraria aveva ancora campi e orti, i circa 18.000 bambini non avevano a disposizione alcuna attrezzature per il gioco e anche il verde pubblico, di fatto, non esisteva. Gli unici giardini della città erano: i giardini Ferrari, nel Centro Storico; quelli della Stazione Ferroviaria Centrale e della stazione di Viserba e il verde dello Stadio; il Parco Indipendenza (parte del quale ad uso esclusivo del "Grand Hotel") e il verde in fregio agli edifici della Capitaneria di Porto, al mare. Il tutto per circa 50.000 mq. di superficie.
Eppure si giocava tanto! La strada, i cortili, le aree adiacenti alle case, erano i "campi gioco" spontanei e stimolanti di allora. 
Si scavavano buche, ci costruivano capanne e altri "edifici", sfruttando gli alberi delle residue "piantate", si inventavano "attrezzi" utilizzando tutto ciò che fosse disponibile, manipolando terra, acqua... e fuoco. Organizzati in gruppi di diverse età, i più piccoli imparavano dai più grandi.
Lunghe ore di gioco all'aperto (nelle case non c'erano i televisori) seguendo ed adattandosi alle stagioni, erano avventura ed esplorazione, invenzione e cimento, competizione e amicizia, libertà e divertimento, crescita.
I parchi gioco si "autocostruivano".
Rimini contava 80.000 abitanti (1953), comprendendo anche Bellaria - Igea Marina che si sarebbe distaccata, formando Comune a sé, nel 1956 - non c'era certo un'auto per ogni famiglia e le strade erano più sgombere, più sicure, per i bambini e per i loro giochi.
Al mare il turismo estivo funzionava con i circa 300 esercizi alberghieri. Si innalzavano alcuni nuovi alberghi, spuntavano i primi ristoranti al mare, i "dancing", i caffè.
I veri giochi, ovviamente, si facevano in spiaggia e nel mare. Sabbia e acqua per chilometri e in piena liberà di adoperarli, con i bagnini (molti meno d'oggi) che non avevano ancora incasellato e segnato scrupolosamente i loro preziosi territori e che non spazzavano via dai camminamenti ogni granello di sabbia fuori posto.
Nel settore scolastico eccezione, non solo riminese ma quantomeno nazionale, era l'attività del C.E.I.S., l'"Asilo Svizzero". Qui per i bambini della scuola materna ed elementare erano già allora disponibili attrezzi ludici polivalenti, con elementi semplici, primari, che servivano alla nota multiforme attività didattico-ricreativa del Centro.
vecchie strutture gioco anni '80 presenti nelle spiagge di Rimini fino pochi anni fa
3. Gli anni del "Boom"
I primi anni '60 vedono a Rimini una popolazione di oltre 100.000 anime. I campi a ridosso della ferrovia o delle mura spariscono lasciando post ad un'edilizia abitativa da miracolo economico, la stessa che nella zona mare colma ogni metro quadrato di terreno destinato ad albero, pensione, negozio, bar, ecc.
Nel 1961 gli esercizi alberghieri sono diventati più di mille; nel 1967 millecinquecento.
Il turismo, a quel punto, ha per sinonimo Rimini: oltre 1.730.000 arrivi sono registrati nel quinquennio 1960-1964.
Nel quinquennio '59-'63 vengono costruite nel Comune di Rimini 10.000 nuove abitazioni! I riminesi, come gran parte degli italiani, scoprono il gusto dell'automobile che ormai compare in ogni famiglia.
I bambini però, scoprono che anche la strada è meno ospitale per le loro scorribande, l'auto domina sempre più la scena urbana. Dopo la demolizione, nel 1954, della fontana del Kursaal (meglio conosciuta come "fontana dei quattro cavalli") una strada ad alto traffico veicolare taglia fisicamente in due il Parco Indipendenza, collegando la "Rotonda" e il lungomare al viale Principe Amedeo.
Diventa sempre più difficile giocare spaziando liberamente; nei cortili con regolamento condominiale si disturba. 
Parchi e giardini non crescono al pari di case e alberghi; nel decennio il verde pubblico di nuovo impianto sfiora a fatica i 40.000 mq., la parte più cospicua dei quali sono i circa 25.000 mq. del "Parco Fratelli Cervi". Il giardino è realizzato sulla tombinatura del torrente Ausa, nel tratto di circa 500 metri fra l'Arco d'Augusto e la via Roma.
Una svolta nella politica urbanistica della città si ha nel 1965 quando il Consiglio comunale adotta il "Piano regolatore Generale". È il Piano della riduzione degli indici di fabbricabilità. 
vecchie strutture gioco anni '80 presenti nelle spiagge di Rimini fino pochi anni fa
4. Vivere nel verde
Nel anni '70 l'Amministrazione comunale di Rimini, sull'onda di una maggiore e diffusa coscienza ecologica e in una mutata situazione storico-economica generale, compie sistematicamente e con il massimo dell'impegno permessole dalle possibilità finanziarie concesse, quelle scelte di riequilibrio indicate negli strumenti urbanistici di cui si dota.
Così, in un decennio di impegno, la città di Rimini mettendo in pratica gli slogans coniati quali "Vivere nel verde", "Una Città per uomo", "Sviluppo sano in un ambiente protetto", si è dotata di nuove aree verdi che, oggi, unitamente, alle poche preesistenti, raggiungono, nel complesso, oltre un milione di metri quadri, variamente distribuiti nei 10 Quartieri.
E il gioco dei bambini?
Il rischio grosso è l'alternanza da un luogo codificato ad altri analoghi, preparati dagli adulti. Scuola, famiglia, sport, tutti impongono schemi comportamentali al bambino. Gli va perciò offerto "l'antidoto" della maggior libertà e creatività almeno nel gioco.
Alla fine del 1984 abitano a Rimini oltre 130.000 persone. La popolazione scolastica da 0 a 13 anni è di circa 23.500 elementi. A tutt'oggi sono attrezzate a gioco 40 aree inserite nel verde pubblico di diversa tipologia. Gli attrezzi ludici installati assommano a 160, di varia qualità e tipo. Alcuni sono "complessi" articolati con più funzioni. Sono sempre installati o in vere e proprie sabbiere o in aree cordolate riempite con ghiaietto sciolto drenante o montati direttamente sul terreno a prato. Spesso, nelle aree più ampie, sono affiancati a campetti liberi per il calcio, pallavolo, basket o alle piste di pattinaggio. In qualche caso si è riutilizzato un vecchio veicolo (locomotiva, ecc.).
Nel 1974 furono installati nei parchi riminesi attrezzi gioco ordinati in Svezia, non essendo stato possibile reperire in Italia alcunchè di simile. Erano i giochi di produzione della Nola di Stoccolma costruiti in legno resinoso nordico.
Installammo gabbie di arrampicata, casette-scivolo, cavallucci mobili, complessi ginnici e altalene che costituirono un "punto e a capo" nella dotazione delle aree verdi e pubbliche.
Questi giochi convivevano  con altri attrezzi realizzati per lo più in metallo, alcuni dei quali moto rozzi, eredità degli anni '60, datati sia come concezione che come realizzazione.
Non siamo tuttavia i soli a ritenere che gli attrezzi ludici, diversificati per fasce d'età di fruizione, possa e debbano venire realizzati  con i più diversi materiali. 
La scelta dei materiali la più vasta possibile, concorda il CIGI, offre al bambino maggior numero di stimoli ed esperienze (motori, tattili, intellettivi, ecc.). Quindi non solo legno, come la moda attuale vorrebbe, ma ogni materiale purché "mirato" e sicuro per attrezzature ludiche polivalenti e modulari al massimo e le più aperte possibile ad essere riciclate ed usate diversamente.
La manutenzione ordinaria e straordinaria dei campi gioco all'interno del verde pubblico di Rimini è effettuata da una squadra del "Servizio Giardino" dell'A.M.I.A. composta di 4 elementi (1 responsabile. 1 fabbro, 1 falegname, 1 muratore), ed è dotata di un camioncino attrezzato ad officina mobile per gli interventi in sito.
vecchie strutture gioco anni '80 presenti nelle spiagge di Rimini fino pochi anni fa
Un breve racconto di Claudia Protti ambientato ai giardini presso la stazione di Viserba:
Questa mattina, Samuele dorme ancora, ho letto il capitolo dedicato alla città in cui vivo: "Rimini: giocare nel verde. Un problema urbano ed urbanistico" di Renzo Sancisi. Mi sono emozionata perché si tratta di una piccola lezione di storia sui parchi della mia città di mare. Beh in realtà vivo a Viserba ma viene citato anche il piccolo parco vicino alla stazione dei treni dove da piccola andavo a giocare con mia sorella e le cugine della Brianza. Non potrò mai dimenticare quelle attrezzature gioco di arrampicata, semplici tubi di metallo che delineavano i lati di grandi cubi posati gli uni sugli altri in altezza sui quali arrampicarsi. Uno per i bambini piccoli e uno per quelli più grandi, (più difficile da scalare). 
E la vecchia "altalena" dotata di una base su cui salire alle cui estremità erano fissate due piccole panche con schienale, (oggi non credo esista più e immagino non rispetti l'attuale normativa sulla sicurezza). Stavamo sedute su quelle piccole panchine spingendo i piedi sulla base di metallo a cui erano agganciate per far oscillare il gioco e intanto cantavamo a squarciagola le canzoni dei vecchi cartoni animati degli anni '80. 

Alcune immagini di Rimini nelle cartoline dagli anni 1920 agli anni 1970 sul sito "Sei di Rimini se...":
http://www.seidiriminise.it/scopri-rimini-romagna/storia-di-rimini/approfondimenti/rimini-tra-il-1920-e-il-1970.html

Claudia Protti & Raffaella Bedetti
Parchi per tutti
N.B: Tutto il materiale presente in questo blog è a vostra disposizione perché crediamo fermamente nel diritto al gioco di tutti i bambini e ogni giorno dedichiamo parecchio tempo a cercare notizie sui parchi inclusivi, scrivere articoli per siti e quotidiani, rispondere a interviste... Abbiate però la correttezza di non usare la funzione copia/incolla ma di rielaborare i testi e nel caso di parti di nostre interviste, (molte sono state pubblicate su siti e blog a cui abbiamo ceduto i diritti), di citare la fonte inserendo un link al post originale. Anche le immagini scattate da noi sono di nostra proprietà, vi chiediamo di fare richiesta prima di utilizzarle per articoli o post e in ogni caso abbiate l'accortezza di non eliminare i watermark che abbiamo applicato.

lunedì 2 gennaio 2017

Consiglio di lettura: Parchi urbani e campi gioco - 1

"Parchi urbani e campi gioco. Progettazione, sicurezza, gestione e animazione del verde pubblico"
Il volume è il risultato di una ricerca che è stata promossa inizialmente dal Dipartimento di Urbanistica dell'Istituto Universitario di Architettura di Venezia, ma si è ben presto collegata con altri Enti, Istituti italiani e stranieri e con singoli studiosi i quali, sia pure da angolazioni diverse, si occupano, spesso con incomprensioni e/o con scarsi mezzi, delle problematiche relative ai parchi urbani ed ai campi gioco.
Esso ha tratto i suoi auspici da un Convegno Nazionale promosso dal Comune di Riminiparticolarmente sensibile ai tempi ambientali ed alla progettazione/gestione del verde pubblico, e patrocinato dal CIGI, (Comitato italiano per il gioco infantile).
Questo libro di 451 pagine, (kg. 1,3), è stato stampato nel gennaio 1988, ben 29 anni fa! Eppure tanti dei concetti in esso riportati sono ancora validi! Vi riportiamo una piccola parte dal capitolo dedicato a: "Integrazione dei ragazzi disabili nei campi gioco" di Stefano Manini. Centro Studi Consulenza Invalidi, Milano
Unica cosa ad essere cambiata è il linguaggio; termini come "ragazzi disabili", "handicappato" e "disabile" sono oggi considerati obsoleti, superati, inappropriati e sostituiti da "persona, (bambino/ragazzo), con disabilità o "utente con capacità motoria ridotta" e così via.
Abbiamo quindi provveduto, nel testo sottostante, a sostituire i vecchi termini con i nuovi più corretti.

1. Osservazioni preliminari
Sappiamo tutti quale importanza abbia il gioco per i bambini. Per i ragazzi con disabilità questa attività è caricata di ulteriori  contenuti. Il gioco aiuta la riabilitazione e permette al bambino di prendere coscienza delle proprie possibilità residue e di migliorarle giorno dopo giorno. Giocare insieme con altri bambini aiuta a superare complessi e paure eliminando in futuro quei pregiudizi che rendono così difficile l'inserimento delle persone con disabilità nella nostra società. 
Proprio per questi motivi è indispensabile che il bambino con disabilità non trovi ostacoli insormontabili che gli impediscano di giocare con gli altri e di sperimentare le proprie possibilità.
Le oggettive limitazioni di cui soffre un bambino con disabilità inducono spesso i genitori a sostituirsi a lui in molte occasioni. Si vengono così a creare situazioni iperprotettive ed anche i ragazzi ne restano condizionati.
Nei campi gioco questo non deve succedere. Occorre creare delle strutture che permettano ai bambini con disabilità di sperimentare autonomamente un sempre maggiore numero di giochi e attività.
...

2. Percorsi
Gran parte dei problemi nascono dal fatto che molti di questi utenti usano una carrozzina per spostarsi. Occorre creare quindi una superficie compatta e senza interruzioni sulla quale le ruote possono scorrere con sicurezza senza sussulti e slittamenti (pensate cosa vuole dire andare con una piccola bicicletta o con dei pattini a rotelle sulla sabbia, un prato o su di un percorso comunque sconnesso e capirete subito a quali difficoltà e rischi si va incontro). Non devono esistere zone significative del parco dove gli utenti con disabilità non possono arrivare. Certamente l'esigenza di avere dei percorsi il più possibile pianeggianti non deve rendere il parco piatto e poco stimolante per i ragazzi normodotati. Sappiamo, infatti, che un parco con collinette e dislivelli vari è più vivo ed interessante di uno piatto e spoglio. Come osserva giustamente Vittorio Bini: "Si può ovviare a ciò con lo studio di percorsi piani idonei al transito delle sedie a ruote e che con gallerie e sovrappassi superino gli ostacoli del terreno ma non li tolgano. In questo caso gli altri percorsi, accidentati e pericolosi relativamente agli utenti con ridotta capacità motoria, dovrebbero essere resi inagibili a questi con interruzioni alle testate. Si otterrebbero così dei percorsi preferenziali, che permettono l'accesso a tutti gli spazi del campo assicurando, contemporaneamente, l'incolumità degli utenti con disabilità"
...

3. Attrezzature
Per quanto riguarda le attrezzature fisse per il gioco è bene precisare che non bisogna acquistare nulla che possa essere utilizzato solo dai bambini con disabilità. Occorre invece selezionare, tra le attrezzature comunemente sul mercato quelle che possano essere utilizzate da tutti, anche dai disabili.
...

5. Considerazioni finali
Le indicazioni dei manuali per la progettazione senza barriere architettoniche possono risultare sterili, perché troppo rigide o facilmente fraintendibili. È vivamente consigliato a chi intende occuparsi di questi problemi di prendere contatto con qualche associazione di disabili o, almeno, di acquistare o noleggiare una carrozzina del tipo più comune (con le ruote piccole davanti) e provare a spostarsi con questa in casa e fuori. Camminare è molto diverso dallo spostarsi in carrozzina e, senza averlo provato, può essere molto difficile comprendere le esigenze dei disabili.

Claudia Protti & Raffaella Bedetti
Parchi per tutti
N.B: Tutto il materiale presente in questo blog è a vostra disposizione perché crediamo fermamente nel diritto al gioco di tutti i bambini e ogni giorno dedichiamo parecchio tempo a cercare notizie sui parchi inclusivi, scrivere articoli per siti e quotidiani, rispondere a interviste... Abbiate però la correttezza di non usare la funzione copia/incolla ma di rielaborare i testi e nel caso di parti di nostre interviste, (molte sono state pubblicate su siti e blog a cui abbiamo ceduto i diritti), di citare la fonte inserendo un link al post originale. Anche le immagini scattate da noi sono di nostra proprietà, vi chiediamo di fare richiesta prima di utilizzarle per articoli o post e in ogni caso abbiate l'accortezza di non eliminare i watermark che abbiamo applicato.

Chiusura parco a Premosello Chiovenda

Premosello Chiovenda, (Verbano Cusio Ossola). Le voci dei bambini che giocano nel parco comunale diventando fonte degli “intollerabili schiamazzi” che rendono “invivibile” la quotidianità di una coppia che vive a Premosello Chiovenda. È quanto si legge nella sentenza notificata ieri in municipio ed emessa il 20 dicembre scorso.
Il giudice Mauro D’Urso, infatti, ha accolto la domanda di una coppia che vive in una villetta davanti al giardinetto e condannato il Comune alla rimozione di tutti i dispositivi che calamitano le presenze cittadine. L’amministrazione comunale dovrà rimuovere panchine, giostrine  e anche il tappetino che sovrasta il manto erboso in modo da riportare il luogo nel medesimo stato in cui era prima dell’inaugurazione.
I genitori, però, non ci stanno e hanno già indetto una manifestazione per il 5 gennaio. In questi giorni a Premosello girano i volantini in cui si invitano tutti i residenti a “ad una manifestazione pacifica”.
Notizia integrale qui: http://torino.repubblica.it/cronaca/2016/12/31/news/val_ossola_protesta_dei_genitori_riaprite_il_parco_chiuso_per_troppo_rumore_-155180335/

C'è chi lotta per avere un parco giochi in città, classico o inclusivo, e chi non tollera le voci allegre dei bambini che giocano. Eppure siamo stati tutti piccoli, abbiamo tutti gridato a squarciagola mentre un compagna ci rincorreva mentre giocavamo a nascondino. Evidentemente ci si dimentica dell'infanzia e del diritto al gioco. Forse era sufficiente, se davvero il parco è così vicino alle case, limitare l'accesso ai giochi durante le ore di riposo, come è possibile che venga eliminato un luogo dove i bambini possono giocare?

Claudia Protti & Raffaella Bedetti
Parchi per tutti
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Pari opportunità a Conegliano: un parco inclusivo per ragazzi diversamente abili

Conegliano, (Treviso). L’assessore alle pari opportunità di Conegliano Franca Perin (nella foto)  si è occupata di tirare le somme di quest’annata 2016 in tema di pari opportunità.
“In piazza Santa Canterina verrà realizzato un parco inclusivo per ragazzi diversamente abili*, del valore complessivo di 68 mila euro: di questi l’amministrazione ne stanzierà 10 mila e altri 10 mila saranno donati dai Club Soroptimist e InnerWheel. Per l’ammontare restante, a gennaio prenderà il via la richiesta di contributo a banche e aziende.”
Notizia integrale qui: http://www.qdpnews.it/index.php/coneglianese/13977-pari-opportunita-e-servizi-sociali-a-conegliano-un-2016-di-impegno-a-favore-della-famiglia-e-dell-associazionismo

* inclusivo è per tutti, non sarebbe necessario specificare per "ragazzi diversamente abili" e in ogni caso la dicitura corretta è "ragazzi con disabilità" perché, come ci ha insegnato il caro Franco Bomprezzi: "Persona con disabilità è oggi la definizione più corretta e condivisa a livello planetario per indicare quello che fino a ieri si definiva tout court portatore di handicap o semplicemente il disabile. La qualità intrinseca di questa espressione sottolinea la persona, ossia la identità individuale imprescindibile e completa di ogni individuo. Mentre la specificazione con disabilità aggiunge la specificità, non nega la condizione di disabilità, ma la sottrae al corpo e alla mente della persona, collocandola nella dimensione della relazione funzionale".

Claudia Protti & Raffaella Bedetti
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DIRE FARE GIOCARE - giocare senza barriere a scuola come nel parco

DIRE FARE GIOCARE - giocare senza barriere a scuola come nel parco. Seconda edizione - gioco ed inclusione sociale
Anche per quest'anno uno dei primi eventi a percorso che anticipano la Festa del Diritto al gioco 2017 di Ravenna, prevede un corso formativo aperto a docenti e referenti di associazioni del Tavolo che sta progettando ed organizzando la Festa.giocare senza barriere
http://www.dirittoalgioco.net/archivio2017/DireFareGiocaeIIedizione.pdf
PRESENTAZIONE
L’adulto è costruttore di significati.
Cercare/definire, discutere gli obiettivi educativi prima di quelli didattici, era buona prassi degli anni 70/80. Oggi non è più così; è diminuita l’attenzione alla persona, a favore di una valutazione che determini il maggior valore ed il minor valore.
Per promuovere più inclusività va favorita una cultura che sappia apprezzare il valore di ciascuno, al di là della prestazione oggettiva.

LIVELLO 1: livello del buon senso didattico. Si ottiene lavorando sui materiali e sulla modalità di conduzione dell’attività; permette la sperimentazione del riuscire tenendo conto dell’individualità
LIVELLO 2: livello di una buona pedagogia e di una buona deontologia
È il livello della sensibilità; il passaggio all’ottica del “ciascuno” avviene lavorando sulla propria coscienza professionale.
LIVELLO 3: la dimensione estetica
La dimensione estetica si presenta quando si dice “bello” per dire “che è un bene”. È la percezione nella cosa, nella persona, di un valore sovra-individuale. La dimensione estetica può generarsi attraverso un adeguato percorso di formazione. Ci si può educare a vedersi ed a percepirsi più qualitativi.

L’iniziativa è promossa dal tavolo di progettazione della Festa del diritto al gioco 2017, composto da: associazioni Lucertola Ludens, Orsa Maggiore, Arci, Dalla parte dei minori, Villaggio Globale, Consorzio Selenia e Coop La Pieve, e da quest'anno l'associazione Marinando, il Sorriso di Giada, referenti Centro La Lucertola - in collaborazione con il Comune di Ravenna - Unità Pedagogica

Notizia integrale qui: http://www.dirittoalgioco.net/italiano/giocaresenzabarriere2017.html

Claudia Protti & Raffaella Bedetti
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